Tocofobia: la paura del parto e l’impatto sul benessere della futura mamma

tocofobia

La gravidanza e la nascita di un figlio vengono comunemente visti come momenti tra i più belli ed intensi della propria vita. Tuttavia, in particolar modo per la donna, questi richiedono un notevole adattamento fisico, psicologico e sociale.

Nell’ultimo trimestre della gravidanza vi è una maggiore concentrazione sulla nascita; nascono così anche ansie e paure per il parto stesso.

Quando la specifica ansia per il parto, o terrore della morte durante il parto, predomina sull’intera gravidanza ed è così intensa da indurre evitamento del parto si può parlare di tocofobia (Margaria e Gollo, 2001). Il termine “tocofobia” deriva dall’unione di due parole greche: “tocòs” (parto) e “phóbos” (paura, timore), cioè “paura del parto“.

La tocofobia è un disturbo psicologico nel quale lo stimolo fobico è rappresentato dalla gravidanza e/o dal parto. Nelle donne che sperimentano questa paura patologica, l’idea di rimanere incinte o incorre in complicanze nel corso del travaglio sono situazioni vissute con un elevato livello di sofferenza. In qualche caso, questo disturbo fobico è conseguenza delle implicazioni psicologiche e sociali correlate alla nascita di un bambino.

La paura del parto è una sensazione sperimentata dal 20/25% delle future madri. In Gran Bretagna, un sondaggio su 900 donne avrebbe evidenziato che ben il 35%, ovvero poco più di un terzo, mostravano che quella del parto, era l’ ansia più grande e incontrollabile. Questa paura, quando è eccessiva, può portare la donna a vivere con costante terrore la gravidanza o anche evitare il momento del parto, configurandosi come un vero e proprio disturbo psicologico.

Le ragioni all’origine della tocofobia possono essere complesse. In molti casi, la paura del parto è correlata al timore di incorrere in un travaglio difficile e prolungato, ferire il bambino, subire lesioni del tratto genitale o, addirittura, morire.

Alcune donne che soffrono di tocofobia, invece, sono terrorizzate dal processo di nascita, inteso come qualcosa che non si può prevedere con certezza o controllare, soprattutto quando si è alla prima gravidanza e l’esperienza è del tutto nuova. Altre volte, le gestanti non hanno fiducia nei servizi medici/ostetrici e temono di essere maltrattate (violenza ostetrica) o lasciate sole nel momento del parto.

La tocofobia può essere favorita dalle esperienze negative e traumatiche vissute nel passato: dall’abuso sessuale all’esposizione a immagini grafiche senza una comunicazione adeguata, dalle complicanze incorse in una precedente gravidanza alla negativa esperienza di assistenza sanitaria.

La tocofobia può essere considerata un disturbo psicologico, associato ad ansia e depressione, e in letteratura si distingue in tocofobia primaria e secondaria. La prima forma si contraddistingue per un terrore intenso per il parto ancor prima del concepimento. La seconda condizione è rilevabile, nella maggior parte dei casi, a seguito di una precedente esperienza di parto traumatico: le pazienti maggiormente a rischio sono coloro che hanno avuto precedenti esperienze di parto negative, soprattutto se sono state effettuate manovre ostetriche invasive; un travaglio particolarmente prolungato e difficile; oppure ancora un taglio cesareo di emergenza in condizioni drammatiche, ad esempio per distacco di placenta. In altri casi, invece, il parto è stato regolare, ma percepito dalla donna come una violenza al suo corpo, tanto da portare ad un disturbo da stress post-traumatico, con conseguenze di depressione post-partum.

E’ stato visto (Sjögren, 1997) come la tocofobia, primaria e secondaria, sia legata anche a una mancanza di fiducia nello staff ostetrico, percepito come incompetente. Inoltre l’ansia delle future mamme appare legata anche alla paura del dolore e alla sensazione di perdita di controllo associati all’evento, o ancora alla paura che il bambino muoia e a quella di perdere la loro stessa vita.

Uno studio del 2000 di Hofberg e Brockington, sebbene effettuato su un campione molto limitato di donne, ha indagato le variabili in relazione alla tocofobia. Gli autori hanno rilevato come la tocofobia non sia un disturbo che si manifesta in assenza di desiderio di maternità ma che, anzi, essa sia presente nonostante il forte desiderio di avere un figlio.

E’ stato inoltre osservato come la tocofobia, soprattutto di tipo primario, sia associata, a volte, a casi di abusi subiti durante l’infanzia. Tale dato si può spiegare alla luce del fatto che questo genere di eventi traumatici portano la vittima a sviluppare un’avversione per qualsiasi tipo di trattamento ostetrico-ginecologico.

Alcune donne reclutate per lo studio, inoltre, hanno mostrato un’eccessiva tocofobia, tale da portarle alla decisione di interrompere la gravidanza, pur di non affrontare il momento del parto (dato precedentemente rilevato da Goldbeck-Wood nel 1996). In alcuni casi, le forme di evitamento dovuto a tocofobia, si mostrano anche prima di una gravidanza: gli autori, nel loro studio, sottolineano la presenza di donne che, per paura del parto, decidono insieme ai loro partner, di avviare un percorso di vasectomia e sterilizzazione.

La tocofobia secondaria è risultata positivamente correlata a disturbo da stress post traumatico e depressione post-partum manifestatisi a seguito dei precedenti parti.

Come altre fobie, la tocofobia può manifestarsi attraverso una serie di sintomi tra cui: difficoltà a concentrarsi sul lavoro o sulle attività quotidiane, incubi, attacchi di panico e nervosismo, pianto, svalutazione o riduzione dell’autostima, agitazione.

La tocofobia può indurre anche una serie di disturbi fisiologici-somatici, quali per esempio: l’aumento del battito cardiaco, la respirazione affannosa, il senso di svenimento o vertigini, la nausea, la sensazione di “testa vuota”, la bocca secca, la sudorazione eccessiva, i tremori, l’intorpidimento.

Nella pratica clinica, la fobia del parto è principalmente auto-riferita e non ci sono linee guida o criteri diagnostici per valutarla. In taluni casi questo stato fobico risulta grave, causando ansia, disturbi fisici e incubi durante la gravidanza. La tocofobia porta ad evitare di affrontare l’evento temuto, ovvero il parto naturale. Chi ha questa paura spesso desidera partorire con taglio cesareo o richiede un aiuto per allievare questo specifico timore.

La paura del parto è un tipo di fobia specifica, che deve essere affrontata con il supporto del medico di famiglia o del ginecologo e l’aiuto di psicologi/psicoterapeuti esperti nelle aree della perinatalità.

La diagnosi precoce è fondamentale per comprendere i motivi alla base del proprio disagio ed inquadrare il problema all’interno della storia di vita della paziente, identificandone il significato e quantificandone la portata, quindi offrendo una possibilità di intervento adeguato.

Il corretto riconoscimento e la gestione della tocofobia con un percorso di psicoterapia permette di dare alla paziente la possibilità di affrontare e superare il problema; la mancanza del trattamento predispone, invece, chi soffre di questa fobia al rischio di continuare la strategia di evitamento (in forma di rifiuto di intraprendere altre gravidanze, necessitare di un parto cesareo programmato ecc.).

Numerosi studi hanno mostrato come il sostegno e supporto sociale, oltre a quello emotivo, costituiscano fattori protettivi per le donne in gravidanza e per la tocofobia.

Da un punto di vista di trattamento è possibile innanzitutto pensare all’importanza di interventi di prevenzione primaria e secondaria.

Da un punto di vista di trattamento è possibile innanzitutto pensare all’importanza di interventi di prevenzione primaria e secondaria. Sono poi utili interventi di psicoeducazione e psicoterapia individuale di tipo cognitivo comportamentale.

Le convinzioni negative associate possono essere affrontate con altri percorsi di psicoterapia orientati al superamento di tale fobia. A seconda della gravità del quadro clinico, poi, possono essere indicate altre diverse opzioni terapeutiche e tecniche di rilassamento (quali training autogenoesercizi di respirazioneyoga, rilassamento progressivo ecc.), anche in combinazione tra loro.

Un buon supporto da parte del partner risulta significativo durante la gravidanza ed il parto.

La formazione degli operatori che lavorano con la donna nelle varie fasi di accompagnamento alla maternità permette di individuare coloro che potrebbero sviluppare la paura del parto e intervenire precocemente sui sintomi. Inoltre una comunicazione efficace e chiara da parte del personale medico permette di aiutare la donna ad essere più consapevole e aumentare la propria percezione di controllo.

BIBLIOGRAFIA

Adams, S.S., Eberhrd-Gran, M., & Elskild, A. (2012). Fear of childbirth and duration of labour:A study of 2206 women intended vaginal delivery, BJOG: an International Journal of Obstetrics and Gynaecology, 119(10), 1238-1246.

Goldbeck-Wood, S. (1996). PTSD may follow childbirth. British Medical Journal; 313:774.

Hofberg, K. e Brockington, I. (2000). Tokophobia: an unreasoning dread of childbirth. British Journal of Psychiatry, 176, 83-85

Margaria, E., Gollo, E. (2001). AISD Associazione Italiana per lo Studio del Dolore: XXIII Congresso Nazionale, Volume 23, Milano: Springer

Sjogren B. (1997). Reasons for anxiety about childbirth in 100 pregnant women. Journal of Psychosomatic Obstetrics and Gynecology; 18, 266-72.

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