Docenti e rischio Burnout: cause, sintomi e strategie risolutive

Il Burnout è generalmente definito come una Sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e derealizzazione personale, che può manifestarsi in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate. Dall’inglese “spegnersi-incendiarsi”, il Burnout indica una peculiare situazione lavorativa che colpisce in particolare le persone impegnate in professioni d’aiuto sociale (helping professions): medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, ma anche gli insegnanti, possono incorrere in questo stato di sfinimento emotivo, che generalmente nasce da un deterioramento che influenza valori, dignità, spirito e volontà delle persone colpite, portando ad una diminuzione delle capacità professionali e a un forte disagio psicofisico.

La Sindrome da Burnout è ormai ampiamente conosciuta e riconosciuta, tanto che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ne ha stilato le caratteristiche, classificandola come una forma di stress lavorativo che non si è in grado di gestire con successo. Le persone colpite non sono più capaci di affrontare il proprio carico di lavoro quotidiano con le risorse disponibili e finiscono per soffrire di esaurimento cronico. Una delle caratteristiche di tale disagio è che esso non si limita alla sola sfera professionale, ma si estende arrivando a influire ed influenzare negativamente anche la vita privata del soggetto che ne soffre.

Il Burnout non è una diagnosi univoca bensì un fenomeno complesso che si manifesta diversamente da persona a persona, che non si palesa dall’oggi al domani ma emerge in fasi diverse e in un lasso di tempo prolungato.
Il lavoro degli studiosi che si occupano di Burnout ha trovato ulteriore alimento negli ultimi due anni, momento storico in cui tutto il mondo è stato coinvolto dalla diffusione della pandemia di Covid-19 che ha provocato, oltre ai rischi sanitari e alle milioni di morti, profonde implicazioni e modifiche nella routine quotidiana della società, nel lavoro, nella socialità e nelle relazioni, le cui conseguenze personali e comunitarie sono sotto la lente d’ingrandimento del mondo scientifico.

Nella specifica accezione relativa all’ambio formativo, il sistema scolastico italiano, dal marzo 2020, con il dilagante diffondersi della pandemia, ha continuamente dovuto adeguarsi alle misure predisposte del sistema politico. Dapprima, senza alcun preavviso, né accertamento delle risorse strumentali e tecniche effettivamente possedute da insegnanti e alunni, il mondo della scuola si è ritrovato nel giro di una manciata di giorni a riorganizzare completamente la propria didattica per adattarla alla realtà virtuale, poi nel corso del tempo modalità in presenza ed online hanno continuato ad avvicendarsi, arrivando addirittura ad essere compresenti, determinando comprensibile e gravoso stress psicofisico per tutti gli attori coinvolti.

In particolare, gli insegnanti, da subito in prima linea, si sono dovuti far carico anche della portata emotiva che la reclusione forzata ha scatenato nei fanciulli e nei ragazzi, provando a fungere oltre che da modello anche da supporto nelle fasi più critiche. Inevitabilmente, tutto questo ha avuto un impatto ed una influenza considerevole sullo stato emotivo dei docenti, anch’essi provati, come tutto il resto della società, dalle misure restrittive, dalla paura del contagio, dall’instabilità e dalla volubilità protratta delle misure della didattica.

Date tutte queste condizioni, il rischio di sviluppo della Sindrome da Burnout da parte dei docenti sembra essere concreto e reale, ed è stato oggetto di numerose ricerche.

Quali sono i sintomi della Sindrome da Burnout?

Dal punto di vista clinico i sintomi del Burnout sono molteplici, richiamano i disturbi dello spettro ansioso-depressivo, tendono alla somatizzazione e allo sviluppo di disturbi comportamentali.
I sintomi più frequenti nelle situazioni di Burnout possono essere di ordine psicoemotivo, comportamentale e psicosomatico.

Tra i principali disturbi di tipo psicoemotivo troviamo:

  • crollo delle energie psichiche
  • crollo della motivazione
  • caduta dell’autostima
  • difficoltà a distinguere lo spazio del lavoro dalla vita privata

Sul piano comportamentale, alcuni atteggiamenti fungono da campanello d’allarme nell’individuazione di un operatore coinvolto nella Sindrome da Burnout:

  • assenteismo
  • alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno
  • isolamento e ritiro (disinvestimento)
  • senso di stanchezza ed esaurimento tutto il giorno
  • guardare frequentemente l’orologio
  • notevole affaticamento dopo il lavoro
  • fuga dalla relazione
  • progressivo ritiro dalla realtà lavorativa
  • difficoltà a scherzare sul lavoro, talvolta anche solo sorridere
  • ricorso a misure di controllo o allontanamento nei confronti dei pazienti
  • perdita dell’autocontrollo
  • conflitti coniugali e familiari
  • tabagismo, eccessivo uso di farmaci, alcol e sostanze psico-attive

Il Burnout provoca o aggrava anche alcuni disturbi di tipo psicosomatico, tra questi i più frequenti sembrano essere:

  • disturbi gastrointestinali (gastrite, colite, stitichezza, diarrea);
  • disfunzioni a carico del Sistema Nervoso Centrale (emicrania, cefalea, astenia);
  • disturbi sessuali (frigidità, impotenza, calo del desiderio);
  • malattie della pelle (acne, dermatite, eczema, afte);
  • asma e allergie;
  • disturbi del sonno (addormentamento, risvegli frequenti o precoci) e insonnia
  • disturbi dell’appetito;
  • artrite, cardiopatia, diabete;
  • diminuzione delle difese immunitarie.
  • stanchezza
  • tensione e tachicardia

Dalle ricerche è inoltre emerso che le persone che tendono a sviluppare stati d’ansia, che vivono situazioni personali e familiari critiche, sono maggiormente a rischio Burnout.

Dato il perdurare della pandemia, delle misure adottate dal sistema scolastico nel tempo e delle conseguenti implicazioni di carattere psico-socio-fisico sulla persona, il rischio di sviluppo della Sindrome da Burnout da parte del corpo docente sembra essere oggettivo e preoccupante.
È possibile identificare i sintomi prodromi attraverso il colloquio clinico e dei test specifici ma, allo stato attuale, purtroppo, non esiste alcuna terapia specifica, e quindi realmente efficace, per trattare questa sindrome in fase avanzata.

La sola modalità, ad oggi, capace di contenere il fenomeno è la prevenzione, che si concretizza attraverso programmi di informazione e sensibilizzazione (whorshop, seminari informativi, ecc..) che dovrebbero essere pensati, predisposti ed elargiti dal sistema scolastico a tutto il personale, oltre che nel sostegno psicologico e/o psicoterapeutico per individui e gruppi di ascolto.

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