Vincere l’oblio: nuove strategie terapeutiche per l’alzheimer

La malattia di Alzheimer, rimasta in ombra per la maggior parte del secolo scorso, negli ultimi decenni è diventata un’emergenza di enormi proporzioni mediche e sociali. Il concreto miglioramento dei metodi di diagnosi e il progressivo invecchiamento della popolazione, hanno fatto si che questa patologia sia sempre più presente nelle nostre vite.

Si definisce come demenza la perdita di capacità intellettuale che impedisce di svolgere le attività sociali e le normali occupazioni della vita quotidiana. Sindrome di carattere cronico o progressivo, caratterizzata dal deterioramento delle funzioni cognitive come attenzione, memoria, pensiero, orientamento, comprensione, apprendimento, linguaggio e giudizio.

Generalmente, il deterioramento delle funzioni cognitive è accompagnato (e a volte anche preceduto) dal deterioramento del controllo emotivo, del comportamento sociale o della motivazione. Alcuni studi presenti in letteratura scientifica hanno individuato l’esistenza di sintomi psicotici che compaiano tra il 15 e il 73% dei casi di demenza di tipo Alzheimer.

La sintomatologia delirante riscontrata molto frequentemente, soprattutto nelle prime fasi della malattia, può essere la conseguenza di deficit mnestici, di disturbi percettivi o di una scarsa stimolazione sensoriale e sociale, oppure può essere una difesa nei confronti della perdita di controllo del proprio ambiente. Allucinazioni, falsi riconoscimenti e illusioni si osservano di consueto nella demenza di tipo Alzheimer. Un altro sintomo consistente della malattia è la labilità del tono dell’umore: il paziente con demenza può passare rapidamente dal sorriso al pianto o alla rabbia e all’aggressività, in assenza di cause evidenti. La perdita di contatto con la realtà, quindi il conseguente disorientamento, la paura di perdere i ricordi e di poter diventare “un peso” per la famiglia, possono ritenersi alla base della presenza di ansia nel paziente con demenza.

Pertanto, sembra che un paziente su cinque sviluppi disturbi d’ansia significativi.

La demenza può essere causata da diverse malattie e lesioni che colpiscono il cervello ma non solo. Abbondanti e solidi indizi scientifici evidenziano i seguenti fattori di rischio: ipertensione, diabete, obesità, alti livelli di colesterolo, vita sedentaria, tabagismo, una dieta poco salutare o la depressione.

La correlazione con la depressione sembra essere molto stretta: è stato riscontrato che chi ha sofferto di depressione dalla mezza età in poi (tra i 40 e i 60 anni) presenti maggior rischio di demenza nella vecchiaia.

L’Alzheimer e altri tipi di demenza sono tra le principali cause di invalidità e perdita di autonomia nelle persone di età superiore ai 65 anni in tutto il mondo. La malattia ha senza dubbio un impatto rilevante e angoscioso, non solo su chi ne soffre, ma anche su chi si prende cura del malato (caregiver) e sui familiari, aumentando il rischio di istituzionalizzazione precoce. È altresì frequente assistere alla mancanza di consapevolezza e comprensione riguardo a questa patologia, tanto da dare origine ad una stigmatizzazione dei pazienti: rivolgersi agli opportuni servizi di diagnosi e assistenza sanitaria può rappresentare un ostacolo.

Attualmente, l’Alzheimer rappresenta una delle sfide più grandi nel campo della salute pubblica in quanto costituisce una causa rilevante di deterioramento funzionale negli anziani. Ad oggi non esiste una vera e propria cura per questa malattia, generalmente si predilige esclusivamente il trattamento di tipo farmacologico ma è assolutamente importante portare alla luce il consistente ruolo che anche gli interventi di tipo neuropsicologico e psicoterapeutico hanno nella riduzione e/o contenimento dei sintomi appartenenti alla demenza.

Nonostante non sia possibile un recupero o un ripristino di tutte quelle abilità ormai deteriorate, il clinico può contribuire a fornire un aiuto sostanziale alla ricerca e alla costruzione di un nuovo equilibrio che migliori la qualità della vita del malato e di chi se ne prende cura.

Quindi, quali sono i trattamenti che possono sostituire e/o affiancare la terapia farmacologica?

Innanzitutto gli interventi neuro-riabilitativi, cognitivi specifici, che hanno l’obiettivo di potenziare le abilità cognitive della persona affetta da demenza stimolando, attraverso specifici esercizi, l’attenzione, la memoria, la concentrazione, il problem solving ed altre funzioni cognitive. A questo tipo di intervento, se il paziente possiede un livello di diagnosi lieve o moderato, è senza dubbio fruttuoso, affiancare un intervento psicoterapeutico, cognitivo-comportamentale, che può mirare al raggiungimento di molteplici obiettivi, tra cui:

  • Ridurre il livello di ansia, dei comportamenti disfunzionali e di mantenimento dell’ansia, come gli evitamenti.
  • Mantenere attive le capacità residue della persona, al fine di conservare quanto più a lungo possibile la sua autonomia.
  • Favorire l’espressività relazionale ed emozionale.
  • Diminuire i disturbi correlati all’umore, favorendo atteggiamenti positivi attraverso attività ricreazionali (ad esempio: pet terapia, musicoterapia, ludoterapia).

Concludendo, è doveroso aggiungere che, rivolgere degli interventi ai familiari o ai caregivers del paziente affetto da demenza, è importante tanto quanto intervenire sul paziente stesso. Per rendere il carico assistenziale meno stressante e faticoso, in particolare nelle fasi più avanzate della patologia, è possibile fornire un supporto psicologico anche ai caregivers, attraverso la terapia familiare, gruppi psicoeducativi, gruppi di auto-aiuto ed interventi orientati alla gestione dei comportamenti problematici causati dalla malattia.

“L’Alzheimer è particolarmente triste e orribile perché il paziente perde il proprio «io» molto prima che il corpo muoia”

Jonathan Franzen

BIBLIOGRAFIA
Borri, M., Storia della malattia di Alzheimer. Il Mulino, Bologna 2012.
Gambina, G., Pasetti, C., Introduzione alla malattia di Alzheimer e alle altre demenze: dalla clinica alla bioetica. Edizioni libreria Cortina, Verona 2008.

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