Spesso mi chiedo se l’amo! E se il dubbio è un ossessione?

Ogni relazione sentimentale presenta naturalmente alti e bassi, come su di una altalena oscillano sensazioni, soddisfazioni, sentimenti, complicità, vicinanza.

Capita alla stragrande maggioranza dei rapporti di coppia di vivere queste oscillazioni in modo più o meno intenso. In alcune persone però, i bassi, possono essere vissuti come qualcosa di intollerabile. I dubbi, le paure, le incertezze riguardo i propri sentimenti verso il partner, possono trasformarsi in vere e proprie ossessioni tanto da interferire negativamente sul benessere della persona e della stessa relazione.

Ma di cosa parliamo???

Si tratta di una forma di Disturbo ossessivo compulsivo rivolta specificatamente alla relazione, una condizione spesso difficile da riconoscere e distinguere, caratterizzata dalla presenza di pensieri intrusivi basati su domande o dubbi riguardo al proprio coinvolgimento emotivo nella relazione “E’ la persona giusta?”, “Lo amo davvero?”. Il guaio è la difficoltà di darsi una risposta che mantenendo elevato il dubbio,  solleva uno stato ansioso che per essere riequilibrato necessita della messa in atto di comportamenti spesso disfunzionali (chiedere la rassicurazione di qualcuno, ruminare, confessare ect ), le cosiddette compulsioni.

Esistono due sottotipi di DOC-R:

  • focalizzato sulla relazione: le ossessioni riguardano il dubbio su propri sentimenti o sentimenti provati dal partner o sulla “qualità” della relazione. “Sono davvero innamorato?”
  • focalizzato sul partner: le ossessioni riguardano le caratteristiche fisiche, di personalità, di competenza della persona amata “non è abbastanza intelligente”, “non è socievole” , “ha la pancia”.

Chi soffre di un disturbo da DOC da relazione si sente incompreso, spesso in colpa e sbagliato.

Il disturbo si costruisce e si mantiene da un circolo vizioso. Parte da un dubbio solitamente caratterizzato da un interrogativo che causando incertezza non tollerata, induce la persona alla ricerca di prove che possano sbrogliare il nodo. Ciò, fatto attraverso comportamenti spesso disfunzionali, può generare un sollievo momentaneo che nel lungo termine non elimina alcun dubbio anzi, viene incrementato dal fallimento nel darsi quella risposta non esaustiva. Una volta entrati nel circolo, può diventare difficile venirne fuori.

La persona che sperimenta questo disturbo, come per qualsiasi DOC, vive le intrusioni come pensieri, immagini, ricordi fastidiosi e indesiderati. Ciò che rappresenta il fulcro del disturbo, di cui non si è consapevoli, è la valutazione che la persona fa del suo pensiero “se ho pensato che non è l’uomo giusto per me allora significa che….” A questo,  si correla una valutazione secondaria che secondo Mancini rappresenta il giudizio verso se stessi per avere determinati pensieri e quindi lo stesso disturbo. “Per colpa mia sto rovinando tutto..”.

Questi fattori insieme al correlato di credenze, distorsioni cognitive e fattori trasversali rappresentano gli elementi di indagine e di successivo intervento al fine di riequilibrare l’assetto emotivo, cognitivo e comportamentale della persona e della sua relazione.

L’OBIETTIVO TERAPEUTICO NEL DOC DA RELAZIONE È QUELLO DI AIUTARE IL PAZIENTE A RINUNCIARE ALLE CERTEZZE GUADAGNANDO LA POSSIBILITÀ DI «VIVERE» LA RELAZIONE E «VIVERSI» DENTRO LA RELAZIONE.

Riferimenti Bibliografici

La mente ossessiva, curare il disturbo ossessivo-compulsivo, Francesco Mancini, Cortina Raffaello Editore, 2016.

L’amo o non l’amo? Vincere le ossessioni sulla relazione e sul partner, Marta Venturini Drabik, Gabriele Melli, Erikcson 2021.

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