Perché ci vergogniamo? Elementi e funzioni di un’emozione complessa

La vergogna è un’emozione secondaria, ovvero complessa, che consiste nel timore o dispiacere che sia compromesso un nostro scopo della buona immagine o dell’autostima: in altre parole, chi si vergogna avverte un campanello d’allarme che segnala una possibile o già avvenuta figuraccia.

Secondo Crockett (1979) per provare vergogna devono esserci tre argomenti: il primo, colui che prova vergogna; il secondo, qualcosa di cui ci si vergogna; il terzo, qualcuno di fronte al quale vergognarsi.

Primo argomento: chi può provare vergogna

Partendo dal presupposto che un’emozione occorre nel momento in cui ha uno scopo, ovvero serve a qualcosa, possiamo prevedere che non si sperimenterà vergogna se lo scopo che assolve, in questo caso quello della buona immagine, non c’è oppure è perseguito in altri modi. Un esempio può aiutarci a comprendere meglio: se non ho interesse a ottenere la stima di alcune persone (se manca quindi lo scopo della buona immagine) è molto probabile che non proverò vergogna di fronte a loro. Se, invece, penso di aver già conquistato la stima di qualcuno e che quindi la mia buona immagine sia ormai consolidata agli occhi dell’altro, difficilmente proverò vergogna di fronte a questa persona.

Secondo argomento: qualcosa di cui ci si vergogna

In linea teorica, ci si può vergognare di qualsiasi cosa che consenta agli altri o a noi stessi di valutarci negativamente, ovvero di assumere che non abbiamo potere o che non valiamo rispetto a un determinato scopo (per esempio, di risultare in ordine, intelligente, interessante e così via). Nella pratica, ci sono delle mancanze che vengono considerate talmente fondamentali da suscitare vergogna nella maggior parte di noi, perché propedeutiche al perseguimento di molti altri scopi. Rientrano in questa categoria abilità quali reggersi in piedi o essere pulito, infatti il classico scivolone per strada o la macchia sulla camicia quasi inevitabilmente suscitano in noi vergogna. Oltre a queste impotenze “fondamentali”, ognuno di noi proverà vergogna per cose diverse, a seconda degli scopi rispetto ai quali si vuole apparire adeguati e, quindi, ricevere una valutazione positiva.

Terzo argomento: qualcuno di fronte al quale vergognarsi

Ritornando alle impotenze “fondamentali” possiamo dire che queste, molto probabilmente, ci metterebbero in difficoltà di fronte a chiunque, sconosciuti e non, mentre per delle mancanze più specifiche è più probabile che non si provi vergogna davanti a tutti allo stesso modo. Questo è strettamente collegato all’immagine di noi che vogliamo dare all’altro e dato che questa immagine può variare a seconda di chi abbiamo di fronte è possibile che per una stessa “mancanza” sperimenteremo o meno vergogna. Anche in questo caso, un esempio può aiutarci a fare chiarezza: volendo dare una buona immagine a una commissione d’esame è probabile che mi vergognerò se non saprò rispondere a una domanda, ma non me ne vergognerò di fronte a un mio amico, al quale mi interessa dare un’immagine di persona sincera.

La postura della vergogna

Solitamente, quando si sperimenta vergogna, si arrossisce e si abbassa il capo  in maniera involontaria.  Secondo Castelfranchi (1998), tali manifestazioni sarebbero entrambe delle forme di comunicazione, il cui scopo è informare l’altro che ci si sta vergognando e che si chiede comprensione. Queste manifestazioni, pur contrastando con gli scopi dell’individuo, poiché equivalgono ad ammettere le proprie inadeguatezze e a subirne le eventuali conseguenze, assumono un’importantissima funzione sociale e biologica: rossore  e postura segnalano al gruppo che si conosce e si condivide la norma violata e ciò placa l’aggressività del gruppo e riafferma il diritto del singolo di appartenenza allo stesso. Il riconoscimento della gravità della violazione da parte del singolo, insieme al suo ridimensionamento, cooperano infine al rafforzamento della norma del gruppo.

Vergogna e psicopatologia

La vergogna assume un ruolo centrale in diversi quadri psicopatologici che proviamo a illustrare brevemente. Nella fobia sociale la vergogna è cruciale, poiché l’individuo che ne soffre teme il giudizio dell’altro, a fronte di una rappresentazione di sé inadeguata e/o inferiore e di una rappresentazione dell’altro come critico e/o superiore. La vergogna, inoltre, caratterizza, alcuni diversi disturbi di personalità, tra cui il disturbo evitante di personalità e il disturbo borderline di personalità. Infine, la vergogna è un’emozione che ritroviamo nei disturbi depressivi, così come nei diversi disturbi del comportamento alimentare. Pur non essendo possibile fare generalizzazioni, in molti di questi profili psicopatologici, alla vergogna si associa una severa autocritica che aggrava e mantiene il quadro.

Conclusioni

Sebbene la vergogna sia un’emozione dall’inestimabile  funzione adattiva, che tutti noi possiamo condividere, diventa disfunzionale e richiede attenzione clinica quando genera sofferenza e assume caratteristiche di persistenza e dominanza.

Bibliografia

Castelfranchi C. (1998). Che figura. Emozioni e immagine sociale. il Mulino, Bologna.

Crockett D.B. (1979). “Shame, resentment, envy and pity. A semantic analysis”, in Lingua, 47, n. 4, pp. 279-300.

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