L’ansia e le sue emozioni

Il termine ansia deriva dal latino àngere, ovvero stringere, e metaforicamente sembra davvero che l’ansia riesca a stringere nella sua forte presa.

Occorre sempre chiedersi, tuttavia, se lo stato di ansia che incontriamo sia normale o patologico, in quanto pur essendo spiacevole sono tantissime le situazioni di vita che determinano l’attivazione della tensione psicologica e fisica, con l’obiettivo di attuare comportamenti utili all’adattamento.

Al contrario, nella sua manifestazione patologica c’è un limite alle capacità di adattamento.

La letteratura scientifica ha dato risposte chiare sulla possibile origine, dunque sul connubio di fattori biologici, ereditari ed emotivi, ma in questo breve articolo l’attenzione sarà rivolta solo agli ultimi dei tre.

Ansia, chi sei?

L’utilizzo ad oggi diffuso del termine ansia allontana spesso dal ricordare che non si tratta di una entità impossibile da definire, sfumata e inafferrabile, ma è la manifestazione di emozioni difficili da decifrare oppure difficili da gestire, spesso è la paura che sostiene l’impalcatura di tale manifestazione.

La presenza di fattori biologici rende ovvio che la migliore strategia non sia tanto la pretesa di eliminare l’ansia, quanto l’obiettivo di imparare a gestirla partendo dalla difficile accettazione di una pacifica convivenza, e per quanto paradossale tutto ciò possa sembrare, si traduce nella accettazione e convivenza delle e con le nostre emozioni.

Un primo passo in questa direzione, attraverso la guida della Psicoterapia, potrebbe essere di dare una forma, colore e dimensione alla nostra ansia, in modo da naturalizzarla attraverso l’allenarci ad una percezione più terrena e materialistica della stessa.

I passi successivi vanno nella direzione di agganciare la consapevolezza di quanto la qualità e il contenuto dei nostri pensieri possano incrementare il potere che noi attribuiamo ad essa, ed essendo i pensieri un nostro prodotto siamo noi stessi i detentori di tale potere, ma non lo sappiamo o non lo riconosciamo.

Tempo fa chiesi ad una paziente, C.,  di immaginare di essere la sua ansia, e di chiederle chi fosse, la risposta fu: sono la tua paura. 

A seguito di tale brevissimo dialogo, il cui epilogo in termini di risposta può essere considerato ovvio e scontato, C. non ha più parlato delle sue manifestazioni di ansia usando questo termine, ma solo riferendosi direttamente alle emozioni di volta in volta provate, permettendole così di naturalizzare quelle stesse manifestazioni e di alleviare l’angoscia di non sapere con cosa si confrontasse, ora lo sapeva, e guardare in faccia le sue umane e naturali paure,  faceva meno paura.

Dividere il pericolo dalla paura:

Quanto spesso prestiamo attenzione a valutare la differenza tra pericolo possibile e pericolo probabile?

Se molte cose sono infatti possibili, non altrettante saranno altamente probabili, e poiché l’ansia è un non stare nel presente  ma cercare di prevedere il futuro e l’imprevedibile, vale forse la pena operare un distinguo nella classificazione dei pericoli, di modo da integrare il pensiero razionale alla manifestazione emotiva.

Qualsiasi tipo di equilibrio altro non è che il bilanciamento tra ragione ed emozione, senza escludere nessuna delle due, ma consentendo ad entrambe di fare il proprio lavoro, e perché no, di collaborare tra di esse.

L’indicibile:

Nel caso in cui la manifestazione emotiva culmini nell’attacco di panico è possibile che ci si trovi dinanzi a un trauma indicibile, un senso di emergenza che non si è potuto sperimentare nel passato in una situazione traumatica poiché occorreva andare avanti e non fermarsi, o perché ci si aspettava da noi una reazione “positiva” (su questo si aprirebbe un capitolo a parte), o per mille altre ragioni, così da lasciare che angosce arcaiche si sviluppino in modo silente e si manifestino solo quando altre variabili di stress spezzano una corda già tesa.

Possiamo forse recuperare la sicurezza ingenua sperimentata molto tempo prima? No, ma possiamo fare molto altro, ovvero costruire una nuova certezza in cui conviva la paura di perdere ciò che si ha con la determinazione positiva di prendere ciò che si desidera.

Paura e desiderio, quanto bene si miscelano questi due sapori?

                                                                                                                                       

Sitografia:

Bibliografia:

  • Attacchi di panico e postmodernità. La Psicoterapia della Gestalt fra clinica e società. (Franco Angeli editore).

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