Sono diverse le interpretazioni che si posso dare alla frase “io mi aspetto”, possiamo ad esempio riferirci a cosa ci auguriamo, desideriamo e talvolta pretendiamo di ottenere, dagli altri tanto quanto da noi stessi, oppure riferirci alla capacità di attenderci, nel rispetto dei nostri tempi.

Le aspettative su un piano teorico-socio-psicologico sono “credenze riguardanti futuri stati di cose”, stime soggettive della possibilità che uno o più eventi si presentino.

La loro funzione principale è di condurre il nostro comportamento al raggiungimento di obiettivi che vengono elaborati attraverso la comparazione tra la situazione presente, di cui la persona sta facendo esperienza, e futuri stati di cose che crede possano essere possibili.

Il sistema cognitivo interviene monitorando il comportamento per assicurarsi che l’obiettivo sia raggiunto, apportando ove necessario modifiche al piano di azione scelto.

Come mai allora sono le stesse aspettative ad avere talvolta una funzione bloccante al processo di autorealizzazione?

La risposta è semplice: qualsiasi “strumento cognitivo” in nostro possesso può trasformarsi da risorsa a problema se non integrato all’interno di un sistema più complesso che tenga conto di:

  • desideri e bisogni individuali in continuo mutamento;
  • differenza tra le nostre autentiche aspettative ed attitudini e le aspettative della società e delle persone a noi care, di cui spesso subiamo l’influenza;
  • differenza tra realtà e illusione, tra ciò che è e ciò che vorremmo sia (si fa riferimento alla tendenza di credere vero ciò che desideriamo);

Se tale integrazione e consapevolezza di differenze è manchevole basta poco affinché una risorsa si trasformi in un limite, e le aspettative da amiche diventano nemiche.

Suggerimenti pratici

Le tecniche su come gestire le aspettative aumentandone il loro ruolo di risorsa sono molto semplici e sintetiche, ma solo sulla carta, aumenta la complessità quando tali suggerimenti passano sul piano dell’applicazione pratica, tuttavia prima si inizia meglio è!

Aspettative che riponiamo sull’altro: è fondamentale ricordarsi che affidarsi alla telepatia non è molto funzionale, è cioè nostra responsabilità chiedere all’altro ciò di cui abbiamo bisogno o ciò che desideriamo, nella consapevolezza che la risposta potrà essere positiva così come negativa.

L’altro è diverso da noi, ha un sistema di valori e modo di sentire le cose e rispondere ad esse che si possono differenziare molto dalla nostra ottica, e questo occorre ricordarlo sempre quando costruiamo delle aspettative che parlano più di noi che non della persona che abbiamo di fronte.

Aspettative che riponiamo su noi stessi e aspettative che gli altri ripongono su di noi: entrambe le schiero insieme poiché strettamente intrecciate.

Come suggerito poche righe fa è fondamentale un lavoro di presa consapevolezza che ci permetta di distinguere i nostri desideri dai desideri altrui, le nostre attitudini dalle attitudini altrui, i nostri bisogni dai bisogni altrui, per non cadere nel circolo vizioso in cui ci si trasforma nel prodotto che vuole la società, o in ciò che avevano stabilito gli altri per noi.

Spesso questo processo è molto difficoltoso se è in atto il meccanismo della “confluenza”, assai diffuso in molti contesto sociali e familiari e che spesso si tramanda da generazione in generazione, ovvero la difficoltà di riconoscere i propri confini dai confini dell’altro.

La Psicoterapia ha in sé la naturale tendenza a lavorare sulla risoluzione di questo tipo di meccanismi, poiché finalizzata alla autentica autorealizzazione della persona.

Vi auguro di aspettarvi, nella accezione più dolce della frase, di attendere i vostri tempi e desideri nel rispetto della vostra essenza.

Voglio concludere riportando la prima parte della “Preghiera della Gestalt” di Friedrich Salomon Perls, pochi versi di forte intensità e di una semplicità impattante.

“Io sono io. Tu sei tu.
Io non sono al mondo per soddisfare le tue aspettative.
Tu non sei al mondo per soddisfare le mie aspettative.
Io faccio la mia cosa. Tu fai la tua cosa.
Se ci incontreremo sarà bellissimo;
altrimenti non ci sarà stato niente da fare.”

Fritz Perls

Bibliografia:

  • Roese, N. J., & Sherman, J. W. (2007). Expectancy. In A. W. Kruglanski & E. T. Higgins (Eds.), Social psychology: Handbook of basic principles (pp. 91–115). New York: The Guilford Press.
  • Gestalt Therapy Verbatim, 1969, (La terapia gestaltica: parola per parola, Astrolabio, Roma 1980; Fabbri, Milano 2007)
  • La Profezia che si autorealizza, il potere delle aspettative di creare la realtà, Lo Presti, Mazzucchelli (Flaccovio Dario 2018).

Condividi l'articolo

Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Altro da scoprire

Adulti

Atelofobia – Paura dell’imperfezione

Definizione di Atelofobia: Tra le paure che accomunano gli esseri umani, l’Atelofobia è di  certo quella che più risente di alcune caratteristiche della attuale società,