Il troppo stroppia: l’ipercontrollo emotivo e il suo trattamento.

“Siamo tutti fatti di debolezza e di errori; perdoniamoci reciprocamente le nostre sciocchezze:
è la prima legge di natura.”

Voltaire, Dizionario filosofico

Immaginate una classe di terza elementare in cui vi è un bambino che ha un comportamento dirompente: è iperattivo, distratto, sempre in movimento, provocatorio e talvolta aggressivo verso i compagni. Immaginate ora un altro bambino che, al contrario, appare inibito e schivo, chiuso con i suoi pari e poco collaborativo, ma assolutamente irreprensibile nella condotta e dal rendimento impeccabile. Quale dei due bambini creerà maggiori problemi in classe e sarà dunque oggetto di maggiore attenzione? La risposta può apparire banale, ma è proprio questo il nucleo del problema. Nel primo caso abbiamo un esempio di scarso controllo del comportamento, caratterizzato da sintomi esternalizzanti cioè dalla messa in atto di azioni impulsive e problematiche per sé stessi ma anche per gli altri, che nei casi più gravi diventano azioni devianti o veri e propri crimini. Questo è uno dei motivi per cui la comunità investe particolarmente in risorse e ricerca su interventi indirizzati a queste problematiche. Al contrario, nel secondo caso, abbiamo un caso di ipercontrollo emotivo, ovvero una situazione quasi speculare in cui prevalgono sintomi internalizzanti. Prevalgono in questo caso il ritiro e il blocco dei comportamenti e la sofferenza della persona è poco visibile e soprattutto crea minori problemi rispetto all’ambiente esterno. Ma cosa intendiamo, di preciso, per ipercontollo emotivo?

Definire l’ipercontrollo

L’ipercontrollo emotivo o eccesso di controllo emotivo è un concetto che attualmente viene riassunto in quattro principali caratteristiche:

  1. Scarsa ricettività e apertura: difficoltà nel rispondere a ciò che è insolito e rompe i propri schemi di previsione. Evitamento continuo dell’incertezza. Stimoli ambigui subito classificati subito come pericolosi.
  2. Scarsa flessibilità: esigenza continua di ordine e controllo. Perfezionismo eccessivo. Rigido senso del dovere. Comportamento sempre governato da regole e raramente da desideri o curiosità personale.
  3. Inibizione dell’espressione emotiva: la persona non comunica quasi mai, a livello verbale e spesso anche non verbale, le sue emozioni. Talvolta le maschera, ad esempio mostrando un sorriso per nascondere imbarazzo o rabbia.
  4. Scarsa connessione sociale: la persona appare fredda e distaccata verso l’altro e non sente il desiderio di condividere interessi o passioni. Lo scambio è ridotto all’essenziale e spesso si appare poco empatici e poco capaci di cogliere i segnali sociali nella relazione. Ad esempio si è incapaci, in un contesto rilassato come una cena tra amici, di prendere l’iniziativa o di condividere l’interesse per una qualsiasi conversazione.

In clinica una problematica simile è molto frequente in una serie numerosa di disturbi in cui prevalgono le caratteristiche di ipercontrollo. Ad esempio la si riscontra spesso nei disturbi d’ansia come la fobia sociale, nel disturbo ossessivo-compulsivo ma anche nella depressione e nell’anoressia nervosa, in cui le caratteristiche tipiche includono proprio l’eccessivo controllo nell’alimentazione, l’ossessione per il peso e spesso il perfezionismo patologico. Anche nell’autismo e in alcune categorie dei disturbi di personalità l’ipercontrollo emotivo è assai frequente. 

Possibili spiegazioni dell’ipercontrollo emotivo

Oggi un approccio integrato in psicoterapia permette di tenere in considerazione una serie di fattori diversi che spieghino come si sviluppa l’ipercontrollo emotivo. 

I fattori biotemperamentali hanno un ruolo rilevante. Infatti, la ricerca indica chiaramente che le persone con ipercontrollo emotivo presentano sia una elevata sensibilità alla minaccia, e quindi provano più facilmente alti livelli di ansia difensiva, sia una ridotta sensibilità alla ricompensa e di conseguenza provano difficilmente esperienze di piacere o comunque di attivazione positiva. Anche l’elevata capacità di controllo sembra avere una base genetica. Tutto questo aumenta le probabilità che la persona sviluppi tratti pervasivi di inibizione del comportamento in modo indipendente dal contesto. In altre parole starò ben attento a muovermi se nulla mi motiva salvo l’evitare guai!

Ovviamente anche il fattore apprendimento è essenziale per spiegare il fenomeno. Nella storia di sviluppo di soggetti ipercontrollati si riscontra che i comportamenti più spesso associati ad una punizione, e che quindi saranno evitati in futuro, sono il commettere un errore, il prendere in maniera eccessiva l’iniziativa o l’essere troppo autonomi oppure il mostrarsi vulnerabili e il richiedere aiuto emotivo all’adulto. Un bambino che commette errori nell’esprimersi, che si mostra troppo indipendente e “fuori dal coro” e che cerca di distinguersi dal gruppo probabilmente sarà biasimato e criticato e questi comportamenti saranno sempre meno frequenti. Anche emozioni come ansia o vergogna verranno censurate perché ritenute inadeguate e fonte di problemi per l’altro.      Al contrario, i comportamenti rinforzati più spesso risultano l’essere diligenti e rispettosi dell’autorità, il conformismo, l’apparire sempre competenti e preparati e il raggiungere alti standard risultando “vincenti” piuttosto che originali. Quindi un bambino sarà premiato se lavora sodo ed è il primo della classe, e se non mostra mai ansia o rabbia. Baserà il proprio valore sull’adeguatezza, sulla prestazione rispetto all’altro e sull’aderenza a regole ferree a totale discapito di giocosità e spensieratezza. Prima regola: dire sempre la cosa giusta, mai dire sciocchezze! Viene ansia solo a leggerlo.

Entrano poi in gioco i fattori sociali. Si può capire bene perché spesso bambini simili siano poco popolari nei gruppi e talvolta anche ostracizzati ed esclusi. Appariranno ai coetanei come rigidi, inaffidabili o semplicemente poco interessanti, aumentando così le difficoltà di interazione. Tuttavia sembreranno anche ben educati, studiosi e rispettosi e di conseguenza un adulto si allarmerà più difficilmente per la loro situazione, ritardando interventi di prevenzione. Col passare del tempo si creerà un circolo vizioso in cui il ricordo di passate interazioni negative e il sollievo dato dal rimanere chiusi nella propria zona di comfort rinforzerà sempre di più l’evitare situazioni sociali, portando a maggiore solitudine e quindi a peggiorare i sintomi ansiosi e depressivi. Aumenterà così il senso di indegnità ed esclusione, fino a far diventare l’ipercontrollo non più una forma di disagio psicologico ma un vero e proprio disturbo.

Interventi sull’ipercontrollo emotivo

Una serie di interventi terapeutici, basati sull’evidenza, permettono oggi di lavorare efficacemente sul problema dell’ipercontrollo emotivo, sviluppando le abilità carenti nella persona e migliorando notevolmente la qualità di vita di chi presenta questa problematica. In particolare la psicoterapia si è dimostrata efficace quando:

  1. Insegna alla persona come esprimere in maniera adeguata al contesto le proprie emozioni, potenziando la comunicazione verbale e non verbale, con una serie di tecniche che si possono apprendere e che migliorano la connessione sociale all’interno del gruppo.
  2. Attiva, tramite la messa in atto di comportamenti specifici, delle risposte del corpo stesso legate al sistema di sicurezza sociale, facilitando così l’interazione con l’altro che diventa più fluida. Il colloquio clinico non è infatti il solo strumento usato in terapia. È possibile effettuare, di comune accordo, esercizi graduali che diminuiscano il senso di minaccia e aumentino quello di sicurezza e che preparino così il terreno per l’esposizione nella vita quotidiana. L’espressione provare per credere non è solo una frase fatta ma funziona concretamente!
  3. Nella relazione il terapeuta stesso comunica alla persona nel modo in cui ci si aspetta che la persona possa comunicare fuori dallo studio. Quindi nel viaggio si è con un compagno che è solo accogliente ma che deve incarnare di continuo e con coerenza quei valori e quelle abilità di apertura e flessibilità che si vogliono trasmettere, massimizzando il coinvolgimento e l’ottenimento di benefici.

In conclusione, attraverso un percorso terapeutico è possibile superare l’ipercontrollo emotivo tramite lo sviluppo di un pensiero alternativo che contiene una maggiore apertura al mondo e all’esperienza sociale, in tutta la sua complessità. Le persone con maggiore apertura e forme di controllo misurato hanno maggiori capacità di tollerare il caos e il cambiamento, così come di modificare il comportamento rispetto ai feedback esterni. Riescono a interagire in maniera più diretta con l’altro scambiando opinioni e idee, apparendo così più sinceri e affidabili e migliorando i rapporti interpersonali. Questo permette anche di impegnarsi nel gestire i conflitti, che restano un elemento talvolta stressante ma comunque inevitabile in ogni relazione umana e che possono essere visti come occasioni di crescita e non necessariamente come minacce. In questo modo sarà possibile avere una vita più ricca, entrando in connessione intima anche con i propri bisogni spesso repressi, senza andare a scapito del valore della prestazione, ma aggiungendo una visione più ampia di chi siamo e di quali sono i nostri reali desideri e obiettivi.

Bibliografia di riferimento

Lynch, T.R. (2018). RO-DBT. Theory and practice for treating disorders of overcontrol. Oakland, CA: Context Press.

Gilbert, P. (2009). The Compassionate Mind. London: Constable & Robinson.

Voltaire. Dizionario filosofico. Garzanti, 1984.

Cacioppo et al. (2022). Introduzione alle neuroscienze sociali. Raffaello Cortina editore.

Brach T. (2022). Disponibilità incondizionata. Lo spirito dell’accettazione radicale. Ubiliber.

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