Apparato digerente – cervello: una strada bidirezionale

Un numero sempre maggiore di ricerche, ha dimostrato che cervello e intestino sono strettamente connessi tra loro; essi vengono rispettivamente definiti “grande cervello” e “piccolo cervello”, come se uno fosse la sede di scelte razionali e l’altro la sede di scelte inconsapevoli ed emotive.

Questa connessione tra i due organi è alla base di un’influenza reciproca che determina il nostro stato di benessere psico-fisico; un’interazione che avviene attraverso uno scambio di informazioni con il sistema nervoso centrale ed anche attraverso il sistema simpatico e parasimpatico, difatti: in uno stato di rilassamento, l’apparato digerente svolge tutte le sue consuete funzioni, quando invece siamo di fronte ad un potenziale pericolo (anche immaginario) lo stato d’ansia che si innesca provoca la chiusura dello stomaco, l’intestino si “strizza” e da qui una serie di altri fastidiosi sintomi fisici.

È stato appurato che nella maggior parte dei casi, le persone che hanno diagnosi di disturbo d’ansia riferiscono anche disturbi a carico dell’apparato digerente: mal di pancia, nausea, diarrea, stipsi e gonfiore addominale. Sembra che questo sia dovuto al fatto che tali persone ansiose abbiano spesso difficoltà a denominare e riconoscere le proprie emozioni e pertanto, scelgano inconsapevolmente il canale non verbale per comunicare la loro sofferenza e l’intestino si comporta come fosse l’interlocutore facilitato di questa comunicazione.

Spesso, esprimere il disagio emotivo attraverso il corpo può configurarsi come una modalità abituale di reazione alle difficoltà e allo stress estremo, e in tal caso, la qualità della vita potrebbe ridursi drasticamente.

Escludendo che possa essere presente una causa organica della sintomatologia fisica, si può parlare quindi di disturbo gastrointestinale di tipo psicologico. Esso può essere generato da numerosi fattori genetici, da malattie metaboliche, sedentarietà, fumo, scarsa attività fisica e abitudini alimentari scorrette. La psicoterapia in questi casi, sarebbe molto efficace per imparare a riconoscere i segnali anticipatori ed apprendere le strategie per gestire situazioni in cui si presenta il problema.

Pensando all’asse intestino-cervello come a un’autostrada bidirezionale, è lecito chiedersi: quello che mangiamo può avere un impatto diretto sul nostro umore? Gli esperti concordano, ci sono numerose prove che la dieta influisce sul tono dell’umore, tra cui ansia e depressione, nonché sulla risposta del nostro corpo allo stress. In effetti, l’umore è regolato dal cervello e il cervello per funzionare correttamente ha bisogno di carburante ottimale, ossia di nutrienti ottimali. Uno studio del 2021, pubblicato su Clinical Nutrition della Edith Cowan University in Australia, ha scoperto che nutrirsi con una dieta ricca di frutta e verdura è associato ad un livello di stress minore. Degli 8.600 partecipanti, coloro che mangiavano almeno 470gr di frutta e verdura al giorno, avevano livelli di stress inferiori del 10% rispetto a coloro che consumavano meno di 230gr. Sulla base di quanto detto, è quindi giusto porre enfasi sulla salute dell’intestino in relazione alla salute mentale: carenze nutrizionali ed infiammazione intestinale, possono contribuire a stress e ansia.

Come fare, quindi, a mantenere un intestino sano?

Sicuramente assumendo alimenti contenenti batteri benefici come i probiotici, così come quelli che supportano tali batteri, noti come prebiotici. Ciò si traduce in due regole fondamentali: evitare cibi dolcificati artificialmente, altamente raffinati e privi di nutrizione e lasciare spazio a cibi ricchi di nutrienti, vitamine, minerali e antiossidanti come ad esempio frutta, verdura, legumi, pesce, noci e cereali integrali. Inoltre, sembra che i cibi fermentati siano particolarmente compatibili con la salute del nostro intestino, ad esempio, yogurt, kefir, kimchi, crauti, kvass di barbabietola.

Concludendo, l’importanza di mantenere una buona salute intestinale per una migliore regolazione emotiva non può essere sottovalutata perché intestino e cervello mantengono un legame indissolubile. Un grande esempio è la serotonina, un neurotrasmettitore, parte integrante dell’umore e del benessere generale chiamato “la chimica felice”, sebbene svolga un ruolo importante nella funzione cerebrale, si stima che il 95% della serotonina sia prodotta nel tratto digestivo e che cibi ricchi di folati siano in grado di aumentare la serotonina causando un rilascio nel cervello in modo più efficiente.

La ricerca in questo ambito è fonte di interesse per numerosi scienziati. Continuare a raccogliere dati su quello che viene definito microbiota intestinale, è il principio centrale che esplora non solo una buona salute mentale ma anche quei disturbi psichici che si ipotizza possano derivare da uno squilibrio dell’ambiente intestinale.

BIBLIOGRAFIA
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