Terzo mese dallo psicologo

Perché riesco a degustare la natura, i paesaggi e le persone no? Ho un rapporto privilegiato con la natura, mi piace passeggiare, godermi i paesaggi ed esplorare, cosa che a volte non riesco a fare con le persone; non mi piace la mediocrità e percepisco poca maturità emozionale e di pensiero negli altri.

Lo studio è una componente fondamentale della mia vita, nasce dalla curiosità che avevo sin da bambino verso gli animali, verso la lettura, anche verso le persone; sono legato alla mia passione per lo studio e per le ricerche che mi stanno a cuore. Il volontariato che faccio nell’associazione ambientalista mi fa sentire un po’ realizzato, la passione che ho per l’ambiente mi spinge ad agire, in passato ero chiuso nei miei interessi, ora sono più aperto.

Costruire un mondo nuovo ascoltando i giovani, sento molto questa frase in giro, mi scontro a volte coi miei genitori su questo fatto, sul poco ascolto che viene dato ai giovani quando si devono fare scelte.

Penso che il tempo passa e sento la mancanza di esperienze, di fare esperienze, soprattutto nella sfera emotiva e amorosa e in campo lavorativo.

La natura, l’ambiente mi piacciono perché mi sento accolto, sono luoghi dove la sensibilità e il proprio io si espandono a contatto con la natura, ci si sente vivi, in armonia e a proprio agio, se mi immergo in un paesaggio non sono un semplice spettatore. La sfida è mettersi in armonia con l’altro, come riesco a immergermi nel paesaggio in maniera “naturale”, spontanea, così potrei riuscirci nell’incontro con le persone.

Ci sono due importanti passaggi nella mia vita: la partenza per gli studi universitari, il ritorno a casa dopo l’interruzione degli studi due anni dopo nel 2014: in entrambi i momenti sentivo angoscia, quando partii per l’università sentivo un senso di distacco che però era superato dalla voglia di scoprire nuovi mondi, dalle possibilità che avrei avuto nel futuro nella nuova città, quando invece lasciai gli studi e tornai l’angoscia era piena di consapevolezza che il futuro sarebbe stato cupo e senza soddisfazioni e vitalità.

A volte mi chiedo se ha senso studiare, se realizzerò i miei sogni. Sono demoralizzato, a volte penso di avere tante prospettive ma di essere ostaggio della mediocrità; la cosa che mi delude è che non vengo ascoltato, riconosciuto, non sono ascoltate le mie ragioni, le mie idee, che non sono soltanto idee razionali ma sono cariche di emozioni e sentimenti.

Come scrive Salvatore Settis, solo dal confronto con gli altri vengono fuori i talenti delle persone, io penso alla mediocrità, alla mancanza di prospettive, alla ricerca di un dialogo per me e per gli altri. Ma se gli altri non vogliono comunicare? Come faccio a “mettere a frutto” le mie caratteristiche irripetibili?

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