Tecniche di rilassamento

L’approccio sulle tecniche di rilassamento secondo una visione cognitivo-comportamentale comporta la necessità di conoscere a quali principi basilari tale paradigma si riferisce, nella descrizione delle tre componenti che costituiscono il comportamento umano: la componente motorio-verbale, quella emozionale-fisiologica e quella cognitiva.

È utile sottolineare la reciproca influenza per cui una qualsiasi variazione di una sola di queste componenti porti, inevitabilmente, ad una correlata variazione delle altre due.

È possibile affermare che uno sforzo fisico o legato ad attività sportiva porterà, oltre che ad un’attivazione dei muscoli, anche ad un incremento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, con conseguente aumento della sudorazione.

Anche i pensieri non saranno gli stessi presenti prima di tale attività.

Infatti, è prevedibile che per un soggetto suscettibile o particolarmente sensibile all’ansia, i pensieri possono rapidamente volgere da quelli iniziali, connotati magari da una valenza neutra o gradevole, verso pensieri particolarmente sgradevoli o negativi, se, ad esempio, l’attività sportiva dovesse assumere le caratteristiche di una fatica fisica.

Tali pensieri potrebbero riguardare una preoccupazione del soggetto per la propria salute fisica, come l’idea di non stare bene fisicamente o di essere affetto da una possibile patologia cardiaca.

In un simile frangente anche la componente emozionale-fisiologica verrebbe interessata con conseguente manifestazione di incremento della sudorazione, del battito cardiaco e di altri parametri fisiologici.

Ipotizzando, invece, una variazione nella componente cognitiva con un forte contenuto emozionale, come ad esempio in un soggetto che improvvisamente inizia a pensare ad un evento accadutogli o che potrebbe accadere, le conseguenze potrebbero essere quelle di un’attivazione emozionale e quindi potrebbero verificarsi tachicardia, incremento della frequenza respiratoria, incremento della peristalsi intestinale, sudorazione.

Anche la componente motorio-verbale verrebbe interessata, tuttavia, da tali pensieri perché il soggetto potrebbe, ad esempio, iniziare ad agitarsi sul piano motorio, muovendosi, gesticolando o camminando.

È possibile osservare questa condizione sottoponendo un soggetto ad una stimolazione emozionale qualsiasi con l’obiettivo di cogliere visibilmente le varie implicazioni sulle componenti motorio-verbali e cognitive.

Ad esempio, un individuo che assiste ad una inaspettata esplosione proverà un’immediata emozione di paura, con conseguente tentativo di allontanarsi rapidamente dal luogo in questione, magari gridando.

Le cognizioni saranno correlate all’evento e potrebbero assumere connotazioni estreme come il pensare di veder messa in pericolo la propria vita.

Un esempio della rigida connessione che esiste nelle tre componenti emozionale-fisiologica, motorio-verbale e cognitiva è possibile identificarla in un disturbo d’ansia specifico come l’attacco di panico.

Considerare la stretta correlazione che esiste tra queste tre componenti costituisce un prerequisito utile alla comprensione della teoria che sostiene le varie tecniche di rilassamento, poiché la circolarità “azione stimolante/incremento dell’attivazione” vale anche al contrario: “azione rilassante/decremento dell’attivazione”.

Ciò indica che un’azione rilassante su una qualsiasi delle tre componenti è in grado di suscitare una correlata azione di rilassamento anche delle altre componenti.

Le tre principali tecniche di rilassamento:

  • Il rilassamento progressivo di Jacobson: è un metodo che partendo dalla distensione volontaria dei muscoli, rilassa tutto il corpo coinvolgendo anche il sistema nervoso. Se i pensieri, lo stress e l’ansia sono in grado di modificare la tensione muscolare, allora il rilassamento muscolare può essere uno strumento efficace per ridurre lo stress, l’ansia e le preoccupazioni.
  • Il biofeedback: si riferisce all’informazione che il soggetto può ricevere circa i propri processi fisiologici con l’obiettivo di acquisire un migliore controllo delle variazioni dei parametri biologici attraverso quello che in psicologia clinica viene definito “condizionamento operante”.
  • Il training autogeno: è una tecnica di rilassamento molto diffusa anche tra il grande pubblico che ha come obiettivo principale quello di autoindurre uno stato di modificazione del sistema neurovegetativo, trasformando le immagini mentali in vere e proprie percezioni.

Queste tecniche si caratterizzano per il fatto che ognuna di esse presenta la peculiarità di agire rispettivamente sulla componente motorio-verbale, emozionale fisiologica e cognitiva.

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