Quando un figlio non arriva: i vissuti psicologici della coppia

quando il figlio non arriva

In Italia una donna su quattro non ha figli e, nella stragrande maggioranza dei casi, non per sua scelta.

Occorre fare una doverosa distinzione tra infertilità e sterilità: l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) intende per infertilità la condizione in cui una coppia dopo almeno un anno di rapporti sessuali continuativi e non protetti non riesce ad ottenere una gravidanza, nonostante la presenza di un buono stato di salute apparente dei partner, mentre con sterilitàsi riferisce all’impossibilità del concepimento a causa di una condizione fisica permanente che colpisce uno o entrambi i partner.

Che sia l’una o l’altra, questa condizione è ancora oggi considerata un tabù per cui provare sentimenti di angoscia e vergogna, tant’è che le coppie fanno grande fatica a condividerla con parenti ed amici. Temono di essere guardati con pena e compassione, cosa che purtroppo molto spesso accade, non si sentono compresi, tutelati e sostenuti dalla società, la quale non solo pretende dai suoi membri la perfezione assoluta in ogni ambito di vita, ma allo stesso tempo non fornisce adeguati strumenti affinché tutti possano raggiungere tale desideratissimo scopo. Sì, perché spesso mancano i servizi pubblici accessibili e garantisti delle uguali possibilità d’accesso alle cure per ogni cittadino, cosicché molte coppie finiscono per vivere la ricerca di un figlio come un lusso che spesso non si possono permettere. Oltre al danno, la beffa.

Come se tutto questo non fosse già sufficiente, non è che solo l’inizio per chi affronta simile vissuto, poiché la questione più complessa e dolorosa della condizione di infertilità/sterilità risiede nei vissuti emotivi della coppia: l’impossibilità di avere dei figli si accompagna spesso a sentimenti di colpa, rabbia, inadeguatezza, vergogna, senso di vuoto, di impotenza, dispiacere, fino a raggiungere stati di incredulità e derealizzazione per una verità così dura e cruda, per l’infrangersi in mille pezzi del sogno condiviso. Viene a mancare la fiducia, in se stessi e nel partner, nelle proprie possibilità: ci si può sentire sbagliati e malati, dato che non si riesce a rientrare nell’ordine naturale delle cose, per il quale la riproduzione della specie è una condizione biologica appartenente a tutti gli esseri viventi. Il senso di colpa è quasi inesorabile, nel tentativo di provare un senso di sollievo da quel dolore che diviene colonna sonora cupa che accompagna lo scorrere dei giorni, vengono attribuite colpe a scelte del passato sbagliate, all’aver voluto dare priorità alla ricerca di una condizione economica più favorevole, alla carriera, al non aver fatto prevenzione, all’aver atteso troppo tempo, al non aver avuto prima il coraggio di guardare negli occhi il problema.

La coppia ne risente in ogni suo aspetto, dalla vicendevole comprensione alla comunicazione, dalla sfera sessuale a quella sociale e relazionale. Il dolore è vissuto diversamente dai partner: le donne raccontano di sentirsi vuote, incomplete, diverse, “donne a metà”, mentre gli uomini si sentono toccati nella virilità e nell’orgoglio, e queste diverse prospettive spesso portano le parti quasi a parlare lingue differenti e a non comprendersi più. Ogni partner spesso si ritira e si chiude in un guscio protettivo solitario, in cui è libero di vivere il proprio dolore, issando di fatto un muro con l’esterno. Il sesso, privato della funzione procreativa di cui era stato fino ad allora investito, spesso anche ricercato forzatamente nei “giorni giusti”, finisce per perdere la bellezza e la magia propri della condivisione e dell’intimità di coppia, riducendosi a mera meccanicità. Infine, le coppie iniziano poi ad allontanarsi dagli altri, da molti perché indelicati ed insistenti nelle domande, ma soprattutto prendono le distanze da amici e parenti con figli: giocare e gioire con i bambini riempie il cuore ma toglie il fiato. 

Non tutte le coppie prendono in considerazione la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), per motivi di accettazione, orgoglio (soprattutto gli uomini), religiosi, non in ultimo economici, e meno del cinque percento delle coppie con difficoltà riproduttive considerano l’adozione come una possibile alternativa.

Ricevere una diagnosi di infertilità/sterilità è un duro colpo, fa vacillare, spaventa, rivoluziona la scala delle priorità. Alcuni non trovano più il motivo per continuare a stare insieme, altri arrivano a mettere in dubbio il senso della propria stessa esistenza. Tutto questo è comprensibile e condivisibile, ma, anche se è difficile, anche se lentamente e con i propri tempi, arriva un momento in cui occorre provare ad andare avanti, a riprendere in mano la propria vita, magari iniziando dal mettere in pratica qualche suggerimento utile per affrontare questa delicata fase di vita:

  1. Comprendendo la natura della propria condizione: ricercare ed individuare la vera causa che ostacola l’arrivo di un figlio contribuisce a dare un nome ed una identità alla problematica, dunque potervi porre eventualmente rimedio oppure avviare un percorso di accettazione e vera e propria elaborazione di un lutto, che consentirà alla coppia di ristrutturarsi e di prefigurarsi nuovi scenari di vita parimenti sereni, felici e degni, pieni di un nuovo senso.
  2. Condividendo il problema e chiedendo aiuto: è importante parlare del proprio dolore, che sia con un familiare o un amico accogliente, con un professionista, dare voce alla propria sofferenza è un passo importante per darsi la possibilità di andare avanti.
  3. Evitando colpevolizzazioni: che siano autodirette o attribuite al partner, prendersela con se stessi o l’altro serve solo ad isolarsi ed allontanarsi ancora di più. 
  4. Dedicandosi ad hobby ed interessi: è importante avere uno svago, una distrazione per qualche ora dal pensiero monotematico dei figli, qualcosa che ricostituisca l’autostima e restituisca un senso di autoefficacia, meglio ancora se svolto tra la gente.

Il supporto psicologico e psicoterapeutico, individuale e/o di coppia, può essere particolarmente utile nell’affrontare questo difficile momento di vita, poiché volto a sostenere ed incoraggiare l’accettazione della condizione e la sua sublimazione, affinché si riesca a dare alla vita un nuovo valore e un nuovo senso.

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