L’arte di comunicare nella coppia: uno strumento per essere felici

Comunque ci si sforzi, non si può non comunicare.
L’attività o l’inattività, le parole o il silenzio
hanno tutti valore di messaggio:
influenzano gli altri e gli altri,
a loro volta, non possono non
rispondere a queste comunicazioni
e in tal modo comunicano anche loro”

Paul Watzlawick

L’azione del comunicare, per quanto naturale come respirare, richiede attenzione e consapevolezza.

Il processo comunicativo è un sistema circolare che nutre sè stesso e che assume valenza positiva e funzionale quando gli elementi in gioco si integrano tra di loro in modo armonico muovendosi verso direzioni condivise.

Al contrario, assume valenza negativa e disfunzionale quando gli elementi in gioco si mescolano tra di loro in maniera disarmonica e tendono verso direzioni non condivise, dando forma al “caos”.

La comunicazione può essere raffigurata come un ponte che collega le persone tra di loro, il materiale di cui il ponte è fatto è un mix di caratteristiche che appartengono agli individui che entrano in contatto. Solidità e direzione del ponte dipendono da differenti elementi in gioco.
Tra questi, la capacità di ascolto, la natura delle emozioni personali, le credenze di ciascuno, gli automatismi sviluppati nel corso dell’esperienza di vita, le aspettative individuali, le paure, le speranze.

Quando i ponti si rivelano poco solidi l’uno difficilmente riesce ad arrivare all’altro; si delinea una distanza che rende complicato, difficile, a volte impossibile, raggiungere un punto d’incontro capace di ridurre tensioni, dolori, paure.

Questa è la condizione in cui vertono molte coppie in difficoltà.
Nei matrimoni in crisi il piacere della conversazione si perde in una farragine di dimostranze irose, di spunti non colti, di incomprensioni. Le occhiate d’intesa, le allusioni spiritose e i codici personali lasciano il posto agli sguardi rabbiosi, ai riferimenti critici e alle minacce velate. Il ritmo del dialogo viene sconvolto in modo graduale quando in un rapporto si accumulano le differenze degli stili di conversazione, gli interessi e le prospettive in contrasto, le incomprensioni. Molte coppie, non posseggono le specifiche capacità della conversazione coniugale e quindi provocano involontariamente continue abrasioni, incomprensioni e frustrazioni.
L’osservazione che nelle coppie in crisi “non c’è comunicazione” è diventata un clichè, ma in essa c’è molto di vero.

A partire dagli anni ’70-’80 le ricerche hanno evidenziato in che misura le coppie felici e quelle infelici, nonché quelle stabili e quelle a rischio di divorzio, si differenziano per quel che riguarda lo stile d’interazione e di comunicazione.

Lo stile d’interazione nelle coppie infelici è contraddistinto da una maggiore inconsistenza e da una comunicazione più svantaggiosa tanto a livello analogico (non verbale) che digitale (verbale), anche se si riscontra in genere in misura maggiore una negatività non verbale. Sono spesso presenti problemi di codificazione dei segnali di comunicazione. Le coppie infelici, infatti, hanno uno stile di comunicazione che si caratterizza per una maggiore discrepanza tra contenuto inteso ed effetto percepito, tanto che succede frequentemente che coppie in terapia giudicano spesso neutri o negativi messaggi che invece sono trasmessi con un intento positivo da parte del partner. Inoltre il loro stile interattivo è caratterizzato da una forte “negatività” e contemporaneamente da un basso livello di “positività”.

Assenso, consenso, complimenti, empatia, manifestazioni d’affetto, interesse, lode e attenzione, sono decisamente più rari nelle coppie infelici che in quelle felici. D’altro canto le interazioni nelle coppie infelici sono caratterizzate da maggior sarcasmo, critiche, epiteti umilianti e sprezzanti, dissenso, atteggiamenti difensivi, disattenzione, disinteresse, minacce e intimidazioni. Inoltre, si trovano con minor frequenza comportamenti di riconciliazione e di regolazione dei conflitti come il cambiamento di tema, le parafrasi, l’accettazione, ecc.

L’elaborazione teorica sull’interazione e sulla comunicazione altamente svantaggiosa nelle coppie infelici, è stata raffinata grazie ai lavori di Gottman (1976, 1994). Contrariamente alle prime ricerche, che si limitavano alla descrizione delle citate differenze tra le coppie infelici e quelle felici in termini quantitativamente negativi o positivi, Gottman ha esaminato soprattutto la capacità delle coppie di compensare le interazioni negative con quelle positive.

Sulla base della sua teoria dell’equilibrio nel matrimonio (“balance-theory”), l’autore postula all’interno delle coppie felici e infelici cinque sottogruppi, che si differenziano considerevolmente nei loro stili d’interazione.

Mentre i “volatile couples” e i “validator couples”, così come le “avoider couples”, si distinguono per una prospettiva matrimoniale relativamente stabile, le “hostile couples” e “hostile-detached couples” sono ad alto rischio di divorzio.

Secondo Gottman (1994), non è tanto il numero delle interazioni negative di per sé ad essere determinante per la prognosi, quanto la capacità di regolazione della coppia ai fini di un aggiustamento equilibrato. In base ai suoi studi le coppie stabili presentano rapporto di 5:1 di positività nei confronti della negatività.

Dai risultati emersi da uno studio della psicologa Patricia Noller (1980), appaiono evidenti le differenze rispetto la comprensione della comunicazione fra le coppie che hanno un buon adattamento coniugale e quelle in difficoltà. Le coppie infelici, infatti, decodificavano i messaggi del coniuge in modo meno preciso rispetto alle coppie felici, ma riuscivano invece a decifrare altrettanto bene, quanto le coppie felici, i messaggi provenienti da estranei. Da questo si deduce che l’intero processo della comunicazione, che fuori del matrimonio funziona bene, nelle coppie in crisi non funziona positivamente. I malintesi, quindi, non affondano le radici in una certa cronica deficienza di comunicazione con tutti, ma riguardano i rapporti coniugali in crisi.

Per imparare a parlare al partner in modo diverso si dovrebbe pensare a come presenteremmo la stessa domanda o richiesta ad un ospite, useremmo sicuramente più tatto e un tono di voce gradevole, o addirittura ripristineremmo certe formalità e certe norme di galateo alle quali ci attenevamo reciprocamente prima del matrimonio. Se ora siamo abituati a rivolgerci al partner in modo autoritario, ipercritico o lamentoso, pur non essendo facile perdere le abitudini, bisognerebbe tornare ad essere più “spontaneamente” cortesi anche con il partner.

Il tono di voce eccessivamente alto del partner potrebbe inibire e potrebbe essere interpretato come un segno di rabbia o di sbandamento morale. In questi casi è bene che i due collaborino per interrompere la stasi provocata dal tono di voce eccessivamente alto, chi è stato ferito dovrebbe riconoscere di averlo potuto interpretare erroneamente come il segno di un’ostilità e una collera inesistenti, ma nello stesso tempo l’altro coniuge dovrà cercare di abbassarlo.

Un ingrediente molto importante per rendere piacevole il rapporto coniugale potrebbe essere l’umorismo. Esso è infatti, un efficace antidoto alla musoneria causata dai periodici litigi, ma purtroppo in un matrimonio in crisi i coniugi dimenticano spesso i divertimenti preferiti prima che cominciassero i loro diverbi.

La comunicazione tra i partner può esser resa più gradevole ed efficace seguendo alcune indicazioni di massima miranti a impedire gli ostacoli in cui si arenano molte discussioni. Perché un colloquio sia fruttuoso è necessario che ciascun partner sia sintonizzato sul canale dell’altro, e che i due siano quindi in collegamento.

Un buon modo per iniziare una conversazione è quello di chiedere al partner la sua opinione su un dato argomento. Talvolta è il modo stesso in cui le domande sono formulate a bloccare la comunicazione, quelle che contengono un “perché” la bloccano spesso, in quanto si può avere l’impressione di cogliervi un certo tono d’accusa, pertanto, essendo difficile in più casi evitarle, sarebbe preferibile formularle in qualche altro modo, che non induca il partner ad assumere un atteggiamento difensivo. E’ bene quindi che i coniugi si interroghino a vicenda usando una minuziosa accortezza.

Per il buon funzionamento di un rapporto coniugale, quando due partner comunicano, poiché ciascuno ha i propri lati sensibili, in cui può essere ferito anche dal partner più affettuoso e meglio intenzionato, è fondamentale che entrambi usino sempre diplomazia e tatto.

BIBLIOGRAFIA
Dattilio F.M. (2012). Terapia cognitivo comportamentale per le coppie e le famiglie. Eclipsi.
Gottman, J.M. (1976). A couples guide to communication. Champaign, IL: Research Press.
Gottman, J. M. (1994). What predicts divorce? Hillsdale, NJ: Erlbaum.
Noller, P., (1980). “Misunderstandings in Marital Communication: Study of Nonverbal Communication”. Journal of Personality and Social Psychology 39, 1135-1148.
Watzalawick, P., Beavin, J. H., & Daveson, D. D. (1967). Pragmatics of human communication. New York: Norton.

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