“Dimmi che ci sei”. La paura di essere abbandonati

Molte persone hanno vissuto l’abbandono reale o percepito. Molte altre vivono costantemente con la paura che prima o poi saranno abbandonate da una figura di attaccamento o da una relazione significativa, che può essere amicale, lavorativa, sentimentale, familiare.

Questa paura può trasformarsi in una vera e propria gabbia, quando inibisce la vita quotidiana del soggetto stesso.

La paura dell’abbandono ha origini ancestrali, dalle relazioni di attaccamento appunto con la figura di riferimento, generalmente la madre. Il /la bambino/a che non ha visto soddisfatti i suoi bisogni fondamentali nel corso delle prime fasi della sua vita, può fissarsi a quel livello “non soddisfatto” e crescere andando a cercare costantemente di soddisfarlo durante tutto l’arco della sua vita stessa. Questo comporta quindi un costituirsi di modalità intrapsichiche e relazionali disfunzionali ed egodistoniche per il soggetto stesso e delle persone con le quali entra in relazione.

Secondo Maslow (1982), i bisogni fondamentali del bambino si costituiscono gerarchicamente e come tali andrebbero soddisfatti: 

  • Bisogni fisiologici (es. nutrimento)
  • Bisogni di sicurezza (es. ricerca di contatto e protezione)
  • Bisogno di amore e di appartenenza 
  • Bisogno di riconoscimento 
  • Bisogno di realizzazione di sé
  • Bisogno di trascendenza (es. capacità di superare i propri limiti)

Se un bisogno ad un livello gerarchico più basso non viene soddisfatto, i bisogni successivi cadranno automaticamente perché non trovano la base su cui poggiarsi. Ecco appunto, per fare un esempio, che un bambino con un bisogno di sicurezza non soddisfatto, costruirà tutta la sua vita sulla ricerca di sicurezza e protezione che non ha ricevuto nella sua infanzia.

Non solo, anche una perdita reale avvenuta nella propria infanzia o adolescenza può generare la frustrazione di alcuni bisogni primari e automaticamente la paura che una persona significativa prima o poi si allontanerà per sempre. Pensiamo ad esempio alla morte di un genitore o alla separazione dei genitori e automaticamente all’assenza di uno dei due, al reale abbandono vissuto dai bambini istituzionalizzati, alle situazioni di affido temporaneo.

Queste sono situazioni che possono determinare la strutturazione di schemi disfunzionali che guideranno poi la vita dell’adulto.

Che cosa è uno schema?

J. Young (1999) lo definisce un insieme di ricordi, emozioni e pensieri che l’individuo utilizza per rappresentare se stesso e le relazioni con gli altri, che si struttura durante l’infanzia o l’adolescenza e che costella l’intero arco di vita e che è chiaramente poco funzionale all’esistenza stessa.

Schemi disfunzionali e la paura di essere abbandonati

Uno schema attivo nelle persone che soffrono terribilmente la paura dell’abbandono è appunto lo Schema Abbandono.

Tale schema guida i pensieri, le emozioni i gli stili di comportamento nelle situazioni e nelle scelte di vita.

Queste persone credono che i legami affettivi siano inaffidabili, che le persone prima o poi le abbandoneranno per qualcuno migliore di loro e che tutte le relazioni intime avranno un termine.

Per esempio, una persona può evitare di impegnarsi in relazioni significative intime perché il suo schema annuncia che ogni persona che entrerà in relazione con lei prima o poi la lascerà e la abbandonerà per sempre.

Oppure può impegnarsi in relazioni poco disponibili all’impegno per confermare la propria credenza sull’abbandono.

Un’altra modalità di comportamento è scegliere un partner e soffocarlo di richieste di attenzioni tanto da portarlo alla fine ad allontanarsi.

Il pensiero disfunzionale alla base di tali comportamenti è sempre lo stesso. Per fare un esempio: “E’ sparito/a perché le persone prima o poi vanno via per sempre e ti abbandonano!”

Paura dell’abbandono e relazioni disfunzionali

Chi soffre della sindrome da abbandono, incontra serie difficoltà nel mantenere relazioni sane.

Entrare in relazione con qualcuno genera veri e propri sintomi psicopatologici, primo tra tutti forte ansia da separazione, insicurezza di sé e del proprio valore come persona, rabbia verso se stessi e verso il partner, difficoltà a controllare gli impulsi.

Le relazioni sono quindi costantemente messe in discussione dal bisogno di sicurezza e protezione che il partner con la paura di essere abbandonato mette in atto.

Le relazioni sono ipercontrollanti con continue richieste di conferme, idealizzate se il bisogno viene soddisfatto (ad es. “Mi hai mandato il messaggio del buongiorno quindi di te mi posso fidare ciecamente”) e svalutate se invece viene frustrato (“Non hai risposo alla mia telefonata quindi sicuramente avevi di meglio da fare che pensare a me”).

La paura di essere abbandonati quindi rischia quasi sempre di mettere fine alle relazioni stesse perché il partner può rimanere fino a quando le proprie risorse psichiche possono bilanciare le continue richieste di rassicurazione dell’altro.

Uno schema costruito durante l’infanzia e l’adolescenza sarà sempre attivo nel corso della vita adulta.

Quindi, la strada da perseguire per reagire ad esso con uno stile di coping più funzionale e adattivo è riconoscerlo nel momento in cui esso stesso di attiva e quindi si manifesta e collegarlo successivamente agli eventi che lo attivano.

Solo in questo modo la persona può “guardarsi allo specchio” con una maggiore consapevolezza di se stessa e sapere che da alcune relazioni può non aspettarsi una vita lunga perché appunto effimere e da altre provare a mettersi in gioco e imparare a fidarsi dell’altro, ma aspettandosi sempre che in qualunque relazione intima bisogna dare e ricevere amore, protezione e sicurezza. E’ fondamentale non sottovalutare un aspetto fondamentale per poter creare relazioni mature: le relazioni della vita adulta non possono assolutamente sostituirsi alle relazioni non soddisfacenti della vita infantile. Bisogna rendersene consapevoli, riconoscere la propria paura intrapsichica e mettersi in gioco in relazioni sane.

Bibliografia

Bowlby J. (1999). Attaccamento e perdita. 3 vol., Torino: Bollati Boringhieri.

Canestrari R., Godino A., Trattato di psicologia, CLUEB, Bologna, 2002

Young, J.F., Klosko, J.S. (2004). Reinventa la tua vita. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Young J. E. , Klosko J. S. , Weishaar M. E.(2007), Schema Therapy. La terapia cognitivo-comportamentale integrata per i disturbi della personalità. Firenze, Eclipsi Editore.

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Reda M.A., (2015).  Sistemi cognitivi complessi e psicoterapia. Torino, Carocci Editore.

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