Ricordati di respirare

Il seguente breve articolo è stato ispirato da alcune intense pagine dell’ultimo libro presente sul mio comodino, è un testo di Alexander Lowen intitolato Il “Piacere – Un approccio creativo alla vita”. 

Ciò che mi ha colpito durante la lettura è l’assoluta vicinanza ai concetti e ad alcune prassi del mio approccio terapeutico: Gestalt a indirizzo fenomenologico esistenziale.

Ciascuno di noi avrà sperimentato, forse, e almeno una volta nella vita, la sensazione di assoluto piacere e gioia di vivere dopo la guarigione da una malattia, dopo un incidente, insomma dopo un momento di affanno del nostro corpo.

La guarigione rende possibile essere consapevoli di suddetta sensazione di piacere.

Tuttavia, velocemente, tale consapevolezza svanisce non appena ricominciamo le nostre quotidiane attività, non appena rivolgiamo la nostra attenzione più a eventi e variabili esterne che non alla percezione di essere vivi nel nostro qui ed ora.

In sintesi, veniamo intrappolati da pensieri e pulsioni che ci dissociano dal nostro corpo.

Si inizia così ad ignorare una verità semplice e ovvia: per essere vivi si deve respirare, e meglio si respira più si è vivi.

Non pensiamo più in termini corporei e presi dalle nostre numerose faccende dimentichiamo la visione olistica secondo cui è impossibile separare mente e corpo, ci scordiamo di quanto la nostra personalità non si esprima solo attraverso la mente, ma anche attraverso il corpo.

Raramente, ad esempio, in situazioni di stress ci soffermiamo ad osservare il nostro respiro, accorgendoci di come sia corto, spezzato e trattenuto.

Chi entra in terapia, con grande probabilità, non solo non è pienamente vivo nella sua mente, ma non lo è neanche nel suo corpo.

Il principio di identità funzionale di mente e corpo (siamo nel campo della bioenergetica) suggerisce che qualsiasi cambiamento nel pensiero, sentimento, comportamento di una persona, è condizionato e condiziona un cambiamento della funzionalità del suo corpo.

Spesso può accadere che una persona che ha un conflitto emotivo sperimenti tensioni muscolari croniche e una bassa qualità della respirazione, essendo tali difficoltà la controparte fisica dei conflitti psicologici.

Per questi motivi un percorso di terapia può essere affrontato simultaneamente sia a livello fisico che psicologico, ad esempio prestando attenzione ai messaggi inviati dal corpo e dando voce ai disturbi fisici, svelando cosa ci vogliono dire o suggerire, non considerandoli come nemici ma come amici pronti a darci dei preziosi consigli.

Può dunque essere utile all’interno del setting terapeutico lavorare sulla respirazione attraverso semplici esercizi o un allenarsi a meglio osservarla e ascoltarla.

Questa integrazione del lavoro sul respiro, nel processo terapeutico, è fondamentale se consideriamo una seconda verità semplice e ovvia: trattenere il respiro è il modo più efficace di annullare una sensazione, e ciò accade anche al contrario, infatti una forte emozione stimola la respirazione e la rende più profonda, così come la stimolazione della respirazione riesce a evocare forti emozioni, ponendosi dunque a supporto dello stesso lavoro terapeutico.

Anche le tecniche di immaginazione possono partire dal porre attenzione al respiro, personalmente ho da tempo iniziato a introdurre nella pratica terapeutica l’allenarsi all’ascolto del proprio corpo come potente mezzo per dare significato e illuminare i contenuti emotivi che si trovano al di sotto del livello della censura cosciente, per rafforzare il processo di alfabetizzazione emotiva e permettere alle emozioni di salire a galla ed ottenere, finalmente, la giusta espressione.

“Essere completamente vivi significa respirare profondamente, muoversi liberamente e provare appieno le sensazioni.

Solo quando una persona diventa completamente viva si ristabilisce appieno la sua capacità di provare piacere.” (Alexander Lowen )

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