Quinti mese dallo psicologo

Mi scontro con il fatto di non essere riconosciuto dalle persone, io voglio essere riconosciuto! Ma sento di non avere un ruolo nel mondo, se anche sparissi nessuno noterebbe la differenza.

Le mie necessità di esprimermi, di confrontarmi, di fare esperienze, di crescere, si scontrano con la tendenza a chiudersi delle persone, perché ci si comporta da isole? Perché non ci si confronta, non si discute, anche del più stupido argomento?

È come se ho sostituito all’amore verso le persone l’amore verso la natura, diventata un soggetto di cui prendermi cura perché essa è in difficoltà.

La malattia è come cadere in un burrone: ti trovano, ti curano le ferite, ti aiutano, ma non ti fanno uscire da quel maledetto burrone. Ti calano i viveri ma non le corde per risalire, o nessuno che scenda nel burrone per stare con te, insieme a te.

Sento l’esigenza di superare il vuoto di dialogo che c’è dappertutto, mi piacerebbe parlare per ore di progetti, emozioni, sogni come un giovane normalmente ha desiderio di fare, ma la situazione attuale non mi pare sia così: ti spezzano i sogni, nemmeno capiscono cosa sento o provo.

Ho il desiderio uscire da questo guscio di insicurezza e solitudine, vorrei che il guscio si sciogliesse in questa calda estate e stringere nuove amicizie, entrare in quelle montagne russe di emozioni e sentimenti fatte di incontri, gesti, parole, intese: come fare perché accada solo un briciolo di tutto questo?

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