Nodi Tossici: quando le relazioni soffocano

Aristotele affermava che l’uomo è un essere sociale.

L’uomo non può stare da solo. Da quando nasce, l’essere umano è in relazione con l’altro. Dalla mamma, al caregiver, alle relazioni più prossime alla famiglia nucleare. L’essere umano sviluppa il proprio senso di identità nella relazione.

Si comprende quindi come le relazioni guidano la strutturazione del Sé in un senso o in un altro.

Ma ancora nell’adulto le relazioni modificano, distruggono o ricostruiscono l’identità della persona.

Relazioni che strutturano il Sé

Se pensiamo allo sviluppo del Sé in un’ ottica relazionale, dobbiamo tenere in forte considerazione il ruolo dell’Altro significativo (ad esempio un caregiver, insegnanti o gruppo dei pari) che definisce il modo di pensare, sentire, percepire il proprio mondo interno e sociale e apporta importanti apprendimenti nelle attitudini e nel comportamento della persona.

Se nei primi tre anni il bambino è fermo nella fase egocentrica, dove l’Altro ha solo un ruolo di accudimento fisico e materiale, con lo sviluppo della teoria della mente (pensiamo al ruolo

fondamentale dei neuroni specchio in questa tappa fondamentale), il bambino inizia a conoscere l’Altro prima a livello fisico e pian piano, il “fare con l’altro” diventa sempre più incisivo nella strutturazione di schemi relazionali mentalizzati che contribuiranno al successivo sviluppo della personalità del soggetto.

I “neuroni specchio” hanno ampiamente dimostrato che esiste una fortissima correlazione tra substrato neurobiologico e mentalizzazione nella relazione con l’altro. Quando si osserva una determinata azione, si attivano gli stessi neuroni che entrano in azione nel momento in cui siamo noi a compierla. In questo modo possiamo comprendere le azioni e le intenzioni dell’Altro.

Da quanto detto, possiamo comprendere quanto siano di fondamentale importanza le prime relazioni di vita che il bambino si ritrova a sperimentare. Sono la base del suo percorso di vita emotiva.

Relazioni a soffietto

Tutta la nostra vita è un intreccio di relazioni: familiari, amicali, lavorative, sentimentali ecc.

Capiamo bene come le relazioni influenzano il nostro modo di essere con noi stessi e con il mondo esterno.

Cosa accade quando alcune relazioni influenzano negativamente la vita emotiva della persona?

Relazioni a soffietto. Relazioni che soffocano e dalle quali è più difficile uscirne perché si crea una “comfort zone” anche se emotivamente distruttiva.

Non è facile riconoscere i segnali di relazioni soffocanti e tossiche. Sono relazioni apparentemente tranquille: ad esempio famiglie nelle quali non ci si confronta quasi mai perché vige il principio del consenso ad un Altro significativo; oppure relazioni lavorative dove non è possibile esprimere un bisogno importante per la riuscita ottimale di un lavoro di squadra; relazioni di coppia dove uno dei due partner ha difficoltà ad esprimere un proprio punto di vista sul quale confrontarsi perché questo genererebbe una rottura con annessi sentimenti di colpevolezza da parte di chi esprime il bisogno. Ma ancora pensiamo a quelle relazioni più fluide delle reti amicali dove è necessario aderire al pensiero prevalente della maggioranza per paura di essere lasciato fuori dalla compagnia. E quindi isolato dalle relazioni di cui tanto abbiamo bisogno.

L’emozione prevalente nella difficoltà ad assumere un comportamento assertivo e non passivo è sicuramente la paura. Paura delle conseguenze. Paura di perdere dei vantaggi secondari. Paura di dover pagare dei costi. Ma quali costi sono i più alti? Rimanere annodati nella tossicità o liberarsi e riprendere in mano il timone della propria vita emotiva?

Confini emotivi

Il primo passo per uscire da relazioni soffocanti è sicuramente prendere consapevolezza del proprio malessere. Ascoltare il proprio mondo interno. Comprendere quali sono i legami che hanno determinato e soprattutto che continuano a mantenere il nostro livello di arousal attivo anche quando dovremmo tranquillamente affrontare una notte di sonno. Riconoscere è il primo gradino da affrontare. Quello più difficile sicuramente.

Da qui è possibile discernere e farsi aiutare da uno specialista del settore per iniziare a mettere dei confini soprattutto emotivi a quelle relazioni che minano una serenità alla quale tutti hanno diritto.

Mettere confini emotivi significa chiudere la porta alle influenze negative che la relazione con l’Altro può generare nella propria dinamica interiore.

Le relazioni possono far ammalare ma le relazioni possono anche guarire. Non esistono relazioni cattive. Esistono relazioni sane e buone ed esistono relazioni non sane.

Basta ascoltare le proprie emozioni e farsi guidare da esse.

Bibliografia

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Gallese, V., Keysers, C., & Rizzolatti, G. (2004), A unifying view of the basis of social cognition. Trends in Cognitive Neuroscience, 8(9), 396-403

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