Accecato dalla rabbia

Nella vita di tutti i giorni, essere arrabbiati è spesso associato a decisioni irrazionali, a dire cose di cui ci si pente e all’essere incapaci o riluttanti a capire o condividere il punto di vista di un’altra persona.

La rabbia è uno stato emotivo, che varia in intensità da lieve fastidio a intensa furia. Definizioni recenti, propongono un costrutto multidimensionale con quattro componenti: una componente fisiologica che include l’eccitazione simpatica generale e un cambiamento nel livello di ormoni e neuro-trasmettitori; una componente cognitiva contenente convinzioni irrazionali, pensieri automatici e immagini; una componente fenomenologica che include la consapevolezza soggettiva e l’etichettatura dei sentimenti di rabbia e una componente comportamentale di cui fanno parte, espressioni facciali e strategie di espressione della rabbia verbale e comportamentale. Nel determinare ciò che scatena la rabbia Berkowitz, afferma che è scaturita da situazioni di ingiustizia, (ad esempio inganno, tradimento, danno a se o a persone care), o di fronte all’impedimento nel raggiungere un obiettivo personale.

La rabbia è un emozione che ognuno sperimenta nel quotidiano a partire dalla tenera età, infatti è una delle emozioni più precoci. Gli studi di analisi fattoriale distinguono tra esperienza di rabbia (cioè, il sentimento interiore) ed espressione di rabbia (cioè, la tendenza di un individuo a mostrare la rabbia all’esterno, a sopprimerla o ad affrontarla attivamente implementando capacità adattive di controllo) (Spielberger).

Dal punto di vista dello sviluppo, vari aspetti dell’esperienza e dell’espressione della rabbia emergono in momenti diversi e seguono diverse traiettorie di sviluppo. I capricci d’ira che includono piangere, calpestare, spingere, picchiare e calciare sono comuni nei bambini di 1–4 anni. L’intensità e il numero dei capricci tendono a diminuire con l’età, sebbene i bambini con sviluppo tipico continuino a mostrare esternamente rabbia e frustrazione, comportamenti che i genitori spesso etichettano come capricci. Questa diminuzione della frequenza degli scatti d’ira quando i bambini crescono è parallela allo sviluppo delle capacità di regolazione delle emozioni e all’acquisizione di modi socialmente appropriati per esprimere la rabbia (Blanchard-Fields and Coats 2008).

Questa potente e spaventosa emozione può essere o meno associata ad una psicopatologia. Volendo normalizzare, arrabbiarsi non è altro che una reazione ad una condizione, scaturita da interpretazioni personali o situazioni particolari. In tal senso, la sua funzione adattiva rappresenta una difesa. La sua intensità è ciò che spesso può generare problemi, conflitti, ridurre attenzione, capacità decisionali e razionalità. Come un blackout generale, il mondo diventare nero e si può reagire esternalizzando o interiorizzando quel cumulo oscuro che sovrasta l’individuo.

La rabbia è un’emozione presente in vari disturbi di personalità (borderline, narcisismo, antisociale.) ma anche in risposta o in associazione a disturbi dell’umore, stati d’ansia o malattie croniche.

Essa è tra le emozioni quella più relazionale. Come afferma Michael Lewis, rispetto alle altre emozioni di base, la rabbia spinge all’azione verso gli altri, conducendo ad una interazione, contrariamente da quanto accade con disgusto, tristezza o paura che tenderebbero al ritiro sociale.

Pensando al periodo storico che viviamo, la rabbia potrebbe essere considerata, l’emozione responsabile del dolore attuale. La guerra in Ucraina come le numerose guerre nel mondo contengono tonnellate di rabbia, a partire dai “carnefici” fino alle singole vittime e spettatori della distruzione.

E quando si legge che la rabbia è strettamente correlata con riduzione di empatia, abbiamo un esemplare esempio d’avanti ai nostri occhi.
Provando a ricondurre tale concetto a quello che è un tipico conflitto relazionale tra due bambini, in cui ci si scontra per un gioco “è mio!”, “no, è mio!”, l’istinto rabbioso porterebbe i due a prendere possesso dell’oggetto desiderato attraverso uno scontro fisico che si conclude con un perdente e un vincitore, con la possibilità che quel gioco non resti totalmente integro.
E’ un esempio ridondante ma utile a portarci a quella che è l’esperienza personale e immedesimarci in tutte le volte che la rabbia è stata incontrollabile e quindi non funzionale per noi stessi e gli altri.

Nonostante la complessità, un primo passo verso la gestione della rabbia è l’acquisizione della consapevolezza dell’emozione stessa. Ciò significa, riconoscerla e verbalizzarla al fine di orientarsi per rispondere alla situazione che l’ha scatenata.

Ad indurre rabbia, possono essere pensieri irrazionali come ad esempio pretese o doverizzazioni (“doveva aiutarmi”, “devo riuscirci”), giudizi globali su se stessi e sugli altri ed inferenze erronee o previsioni. Il lavoro da fare, quando la rabbia deriva da convinzioni di questo tipo, è sostituirle con convinzioni più flessibili e razionali in grado di ridurne l’intensità e avere comportamenti più adattivi.

Tra le altre strategie di gestione di tipo cognitivo comportamentale, hanno effetti positivi tecniche di rilassamento, problem solving e acquisizione di abilità interpersonali.

In ottica metacognitiva, l’obiettivo è quello di accrescere le abilità di monitoraggio (riconoscimento e riflessione sui propri stati mentali) e abilità di decentramento (riconoscimento e comprensione della mente altrui/ empatia).

Ciò si può raggiungere in modalità diverse a seconda del singolo e in relazione con il periodo di sviluppo dello stesso.
Ci si può arrabbiare, continuando a vedere a 360 °, senza farsi accecare da quel velo oscuro.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

The influence of anger on empathy and theory of mind. Ronja Weiblen, Noam Mairon, Sören Krach, Macià Buades-Rotger, Mor Nahum, Philipp Kanske, Anat Perry, Ulrike M. Krämer. Published: July 29, 2021https://doi.org/10.1371/journal.pone.0255068

Reading emotions, reading people: Emotion perception and inferences drawn from perceived emotions. JensLange1Marc W.Heerdink2Gerben A.van Kleef2
Available online 21 June 2021, Version of Record 22 July 2021.

Winter K, Spengler S, Bermpohl F, Singer T, Kanske P. Social cognition in aggressive offenders: Impaired empathy, but intact theory of mind. Sci Rep. 2017 Dec;7(1):670. pmid:28386118

Behavioral Interventions for Anger, Irritability, and Aggression in Children and Adolescents
Denis G Sukhodolsky 1, Stephanie D Smith 1, Spencer A McCauley 1, Karim Ibrahim 1, Justyna B Piasecka . PMID: 26745682 PMCID: PMC4808268 DOI: 10.1089/cap.2015.0120

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